di Antonio Murzio
Riccione – Dopo l’avventura a lieto fine di cui è stata protagonista con la sorellina, Giulia, 11 anni, ha detto al papà che da grande vuole fare il medico, “perché ho scoperto che mi piace salvare le vite umane”. “Poi – racconta sorridendo Gabriele Maestri, trentottenne imprenditore di Riccione – ci ha riflettuto un po’ su e ha cambiato idea: papà, forse è meglio se faccia la dentista, si guadagna meglio”.
Con la sorellina Cecilia, di otto anni, Giulia ha salvato la vita alla mamma, Barbara Bologna, di 40 anni, colpita, mentre era sola in casa con le bambine, da una lacerazione dell’aorta ascendente, accompagnata da una emorragia interna.
La prontezza di spirito delle due bambine è stata determinante. Giulia e Cecilia non si sono lasciate prendere dal panico ma hanno messo in pratica la lezione impartitagli più volte dal papà con tanto di esercitazioni pratiche: “Bimbe, se dovesse accadere qualcosa quando papà è fuori, per prima cosa chiamate il 118”.
Di ritorno dalla clinica di Codignola di Ravenna, dove la signora Barbara è ricoverata dopo l’intervento che l’ha salvata, Gabriele Maestri racconta: “Con Giulia e Cecilia avevamo fatto delle simulazioni telefoniche: loro dovevano comporre il numero di emergenza sanitaria e io da un altro telefono della casa, dopo aver staccato la spina, mi comportavo come se fossi un vero operatore, facendo domande su chi fosse l’ipotetico paziente da soccorrere, la sua età, i sintomi ed altro”.
Un’idea che a Maestri era balenata in mente dopo aver frequentato, presso la tipografia di famiglia, di cui è direttore commerciale, un corso di Basic Life Support (BLS), “una tecnica americana – spiega – di primo soccorso”. Il fatto di abitare in una zona piuttosto isolata l’aveva quindi convinto a trasferire in famiglia le nozioni acquisite, anche se apparentemente sembrava non essercene imminente bisogno.
“Mia moglie non soffre di alcuna patologia particolare – racconta l’imprenditore – ma qualche giorno prima che accusasse il malore mi aveva detto di avere dei dolori al petto, spiegandoli però con lo sforzo fatto per spingere lo slittino delle bambine sulla neve. E comunque in casa i pericoli sono sempre in agguato e io spesso, proprio come quel giorno in cui mia moglie è stata male, sono fuori per lavoro”.
Quando hanno visto la mamma accasciarsi sul divano perdendo i sensi, le sorelline “in prima linea” hanno dapprima scaldato le sue mani con le carezze e poi tentato di farla rinvenire prendendola a schiaffi.
Racconta divertito Maestri: “Da quello che mi hanno raccontato hanno effettuato anche un tentativo di respirazione bocca a bocca e un massaggio cardiaco, ma questo praticato …all’altrezza dell’ombelico! E meno male, altrimenti avrebbero potuto peggiorare la situazione.” Giulia ha per prima cosa telefonato ad alcuni vicini e, appena chiusa la conversazione con questi, che hanno allertato il 118, ha chiamato i nonni.
A otto e undici anni, quando si combina “qualcosa di buono” ci si aspetta un premio. “Le bambine – dice commuovendosi Gabriele Maestri – il più bel regalo l’hanno avuto dalla Madonnina: la loro mamma è ancora con loro. Anche se, vista la maturità dimostrata da Giulia, abbiamo dovuto cedere alla sua richiesta di un telefonino tutto suo, facendogli usare il mio cellulare di riserva”.
“E da questa storia, per quanto mi riguarda – conclude – ho avuto la conferma che Dio esiste”.
La certezza, per tutti gli altri, è che Barbara Bologna è stata salvata dai suoi due angeli di otto e undici anni che in ospedale le hanno consegnato un disegno con la scena del malore e un angioletto con su scritto: “Mamma, ma dove vuoi andare?”.
Postato in: OGGI (il settimanale) | Messo il tag: maestri, riccione, sorelline coraggiose