Luca e Marirosa venti anni dopo

MATERA – Non ce la fa a trattenere le lacrime, Olimpia Fuina, quando prende la parola per ricordare lo svolgersi di quella giornata, cominciata con la banalità del quotidiano e conclusasi con la percezione dell’eterno. La madre di Luca Orioli, che fu ucciso il 23 marzo di venti anni fa a Policoro insieme a Marirosa Andreotta, racconta così la prima impressione che ricevette nell’intravedere il corpo nudo del figlio. L’eterno. Quello che di lì ad oggi, «e per sempre», avrebbe dato la forza a questa donna minuta di combattere una battaglia alla ricerca della verità su un duplice omicidio che si era cercato di far passare come tragica fatalità. Una battaglia costellata di silenzi omertosi, di amici di Luca che sapevano e hanno taciuto, di scena del crimine inquinata, “allestita”, di sangue che sarebbe dovuto scorrere abbondante dai corpi dei ragazzi e del quale invece non si trova traccia. Di vicdepretori frettolosi e di altrettanto frettolosi medici legali che danno il nullaosta alla sepoltura basandosi sulla sola ricognizione del viso dei cadaveri. Di un perito di parte che rifiuta l’incarico offerto dai coniugi Orioli, «per non trovarsi immischiato in queste storie». Olimpia Fuina raccontato quest’ultimo episodio dal palco del teatro Comunale, in occasione dell’assemblea pubblica che “Libera”, l’associazione contro le mafie, di Basilicata ha organizzato per ricordare Luca e Marirosa, i “fidanzatini di Policoro” vent’anni dopo il duplice omicidio.
Volevano far passare tutto come un incidente capitato a  due ragazzi che stavano facendo l’amore nella vasca da bagno e che imprudentemente erano rimasti folgorati dal cattivo funzionamento di un caldo bagno, ma quella ferita sui genitali di Luca, dice Olimpia, «come avrebbe potuto consentirgli di fare l’amore?».
Trattiene i singhiozzi quando ricorda le difficoltà della battaglia per la verità portata avanti col marito Pino che oggi non c’è più e a consolarla è Gian Loreto Carbone, l’inviato della trasmissione “Chi l’ha visto?”, che ha portato la storia dei fidanzatini di Policoro all’attenzione del grande pubblico.
Carbone racconta di tutte le incongruenze dell’inchiesta iniziale, dell’autopsia fatta sui corpi dei poveri ragazzi solo otto anni dopo, di tante e tali buchi investigativi tesi a fornire all’opinione pubblica quelle “verità apparenti” che furono l’oggetto di un approfondimento giornalistico del Quotidiano il 14 febbraio 2007 e che avrebbero dato nuova stura alle indagini, contribuendo a far riaprire il caso, questa volta affidato al pm Rosanna Defraia della Procura di Matera…

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