Il vero volto di Babbo Natale (OGGI, dicembre 2004)

di Antonio Murzio

BARI, dicembre – Babbo Natale? Dimenticate il volto tondeggiante e rubicondo con la lunga barba bianca al quale siamo abituati: non gli appartiene. Il vero Santa Claus aveva una carnagione olivastra, capelli radi (e non una bianca chioma fluente), naso storto e mascella pronunciata. “Un tipo”, ha dichiarato l’antropologo inglese Anand Kapoor ad un giornale britannico, che a vederlo “in salotto la notte di Natale verrebbe istintivo tirare fuori la pistola”.
In realtà il volto ricostruito dagli scienziati inglesi dell’Università di Manchester è quello di San Nicola, vescovo di Myra e patrono della città di Bari, dove si erge una splendida basilica a lui dedicata.
“E non userei parole come quelle del collega inglese” - precisa subito il professor Francesco Introna, direttore della clinica di Medicina legale dell’Università di Bari, unico italiano che ha partecipato alla studio promosso dall’Atlantic Production di Londra per la realizzazione del documentario “The real face of Santa” (“Il vero volto di Santa Claus”), andato in onda sabato 18 dicembre sul secondo canale della BBC.
Introna, 49 anni, antropologo forense, è stato coinvolto nella ricerca da un “insospettabile” collega, il colonnello Luciano Garofano, comandante del Ris dei carabinieri di Parma: “Fui contattato a giugno e Luciano mi  prospettò di partecipare alla realizzazione di un documentario scientifico-religioso che gli inglesi intendevano realizzare.”
“L’intento degli autori - continua Introna - era quello di capire cosa ci fosse dietro il fenomeno Babbo Natale. Dal canto mio l’ho vissuta come una possibilità di sgombrare il campo da mille equivoci e confermare che Babbo Natale trova origine in San Nicola. Il vecchietto paffuto, vestito di rosso e bianco che conosciamo si deve solo ad una trovata pubblicitaria della Coca Cola agli inizi degli anni ‘30.”
Per ricostruire il volto di Santa Claus, i ricercatori sono partiti da uno studio condotto nel 1953 da un altro medico barese, il professor Luigi Martino.
“In occasione dei lavori di ristrutturazione della cripta che contiene i resti di San Nicola - spiega Introna - Martino ebbe la possibilità di esaminare le ossa del santo. Riportò le misurazioni che aveva effettuato sul cranio e ne sviluppò i disegni in tre dimensioni, una tecnica che si sarebbe diffusa solo molti anni più tardi con l’avvento dei computer.”
La lungimiranza di quel medico ha contribuito in maniera determinante al risultato odierno: “Martino, da radiologo, avendo le ossa a disposizione pensò bene di fare delle radiografie” - continua Introna. Che aggiunge: “Se i disegni potevano presentare qualche dato errato, le lastre hanno rappresentato un dato oggettivo sul quale lavorare”.
Ed è proprio sui tratti evidenziati in quelle radiografie che, con l’ausilio di un potente programma, gli scienziati inglesi hanno ricostruito al computer il volto di San Nicola-Santa Claus.
E se per l’antropologo inglese lo choc del risultato è stato tale da indurlo a pensare eventualmente di ricevere un siffatto Babbo Natale armato di pistola, per il medico legale barese la sorpresa è stata quella di trovare un volto completamente diverso da quello di solito rappresentato nell’iconografia di San Nicola. Introna, infatti, è anche un  cultore della storia del vescovo di Myra e ha coniugato l’interesse scientifico alla passione personale per il santo.
E’ quindi lo stesso professore a spiegarci come nasce il mito di Santa Claus legato a San Nicola: “La leggenda vuole che per aiutare tre sorelle poverissime altrimenti destinate alla prostituzione, Nicola, per due notti consecutive, gettò un sacco di monete nella casa delle ragazze in modo da costituire per ognuna di loro una dote. La terza notte, trovando tutte le finestre chiuse, fu costretto ad arrampicarsi sul tetto, dove fu visto ma non riconosciuto, e calare le monete dal camino”.
Un miracolo, quello delle “tre doti” che ancora oggi porta li 6 dicembre, giorno di San Nicola, centinaia di ragazze in età di marito a partecipare alla messa celebrata in basilica alla quattro del mattino.
La “vera faccia del santo”, quella mostrata nel documentario della BBC, è di un uomo dall’apparente età di 65-70 anni, alto all’incirca 1 metro e settanta - e quindi più della media di quel tempo -, d’origine caucasica.
“Questo spiega - dice ancora Introna - il colorito olivastro. Il naso storto è dovuto ad una frattura presente nelle ossa nasali, mentre l’espressione austera del volto la si può spiegare con la tradizione che parla di un San Nicola mentalmente e fisicamente forte”.
I resti del vescovo di Myra furono sottratti ai turchi da 62 marinai baresi e il nome di San Nicola è legato alla marineria: sulla prua delle navi degli emigranti olandesi diretti in America c’era proprio la sua immagine, quella di “Sinter Klaas”. Nel 1809 un libro edito a New York parlava di “Sancte Claus”, un vescovo che la notte di Natale, in groppa ad un cavallo bianco, solcava i cieli per portare doni ai bambini.
“Le nuove generazioni - conclude il professor Introna - saranno portate a scindere sempre più la figura di Babbo Natale da quello di San Nicola e questo sarà un male, perché andrà persa la vera tradizione legata a Santa Claus”.

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