La vita per un amico (Visto, maggio 2005)

di Antonio Murzio

Policoro (Matera), maggio – Antonella Tufarelli è fuori dall’ospedale che aspetta di sapere se il suo amico Gianfranco Prillo, paraplegico dopo un incidente durante il suo viaggio di nozze in Messico nel quale perse la giovanissima moglie rumena, ce la farà.
Francesco Mitidieri, 23 anni, il fidanzato di Antonella, è morto per difendere l’amico disabile. “Brutti brutti”, come gli amici chiamavano Francesco, se n’è andato un sabato notte. Il suo cuore grande ha cessato di battere per una coltellata. Una sola, che gli ha penetrato il cuore, nel corso di una rissa scoppiata dinanzi al pub “Cherokee”. Cominciata per i pesanti apprezzamenti rivolti da tre giovani calabresi alle ragazze della sua comitiva. Un crescendo di insulti, poi Gianfranco Prillo che si ritrova scaraventato a terra dalla sua carrozzina. Colpito a calci e pugni dai tre ragazzi di Cassano allo Jonio, parte di quello sciame migrante che popola le notti del sabato del litorale jonico dalla Calabria alla Puglia.
Mentre la rissa è in corso Francesco, un diploma da ragioniere in tasca e tanti lavori saltuari, si accascia. Solo allora gli amici che sono con lui si accorgono del rivolo di sangue sul petto. La macchina di Christian, un amico a cui aveva fatto da testimone di nozze il 23 aprile scorso, corre verso l’ospedale. Ma gli occhi di Francesco si chiudono pochi minuti dopo l’arrivo al Pronto soccorso.
“Lo supplicavo di non addormentarsi” –  racconta Antonella, 24 anni, insieme a Francesco da soli due mesi “lui mi fissava e mi riempiva di baci”. La ragazza continua il suo racconto tra le lacrime: “Gli chiedevo di farmi capire se riusciva a sentirmi, mi ha fatto cenno di sì. Non riusciva più a parlare. Appena arrivati all’ospedale, ha chiuso gli occhi mentre mi dava un ultimo bacio. E’ morto così.” Poi il pianto disperato nell’abbraccio ad un’amica, i singhiozzi, la litania del dolore: “L’amore della mia vita, l’amore della mia vita…”.
Antonella, che studia al Conservatorio di Matera, ricorda con la dolcezza tipica del rimpianto il fidanzato ucciso: “Avevamo fatto tanti progetti, l’altro giorno eravamo stati insieme al mare. Lui amava molto pescare e lì, sulla spiaggia, avevamo fantasticato su quello che avrebbe potuto essere la nostra storia.”
Mentre racconta, viene raggiunta da Tiziana Leone, ventisei anni. Da due è insieme a Gianfranco che, il giorno prima, è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico d’urgenza. Una emorragia interna lo stava dilaniando senza che lui potesse accorgersene. Dopo l’incidente in Messico, infatti, la metà inferiore del suo corpo ha completamente perso sensibilità. Non ha sentito la lama del coltello penetrargli la carne. E’ stato salvato dalla prontezza di spirito di un ufficiale dei carabinieri.
Il tenente Antonio Guglielmi lo ha visto sbiancare in volto mentre lo interrogavano in caserma come testimone. “Gli ho chiesto se si sentisse bene – racconta Guglielmi. “L’abbiamo aiutato a slacciare la camicia e abbiamo visto le sue panciere, indossate per evitare le piaghe della postura cui è costretto, inzuppate di sangue. Lo abbiamo accompagnato immediatamente in ospedale”.

Il tenente Gugliemi durante l’intervista (foto Paolo Altamura)

Per Guglielmi non è stato facile tenere a bada con due soli uomini i circa duecento avventori del pub che nella notte avevano scatenato una vera e propria caccia all’uomo: “I tre ragazzi ora in carcere con l’accusa di concorso in omicidio avevano buttato via il coltello, trovando riparo nella campagna alle spalle del pub”, racconta l’ufficiale. “Quando li abbiamo presi, ho dovuto affrontare i ragazzi del posto intimando persino di sparare in alto, mentre inferociti mi dicevano: “Tenente, però così non si fa…”.
L’arma del delitto, con molta probabilità un coltello a serramanico, non è stato ancora ritrovato.
“Chi ha visto qualcosa, parli!”, lancia ora un appello Antonella. “Non posso credere che tra tante persone che erano lì in quel momento nessuno abbia visto nulla”, dice la ragazza.
Gianfranco, intanto, nel suo letto d’ospedale, combatte un’altra delle dure battaglie a cui la sua giovane esistenza l’ha sottoposto.
“E’ molto frustrato”, dice Tiziana, la sua fidanzata, alla quale Francesco, il ragazzo morto, in uno dei suoi gesti d’altruismo, aveva ceduto il posto da ragioniere in una azienda. “Quasi si sente responsabile, per la sua condizione, della morte del suo più caro amico”, confida.
“Brutti brutti”, Gianfranco, Christian: amici inseparabili che l’avvocato Livia Lauria, sorella maggiore di Christian, ricorda sempre insieme sin da bambini.
“Gianfranco finalmente si stava riprendendo, aveva cominciato a dipingere e vendere quadri e a fare piccoli manufatti in legno – racconta l’avvocato Lauria – e ora gli è arrivata quest’altra tremenda tegola sulla testa”.
“Quella maledetta sera Francesco era rimasto a casa a festeggiare i 90 anni della nonna. Poi un sms di mio fratello Chirstian sul suo cellulare: “Siamo da Puzzi”, il nome col quale a Policoro tutti conoscono il locale”, dice la legale che si trova ora a difendere un quarto ragazzo del luogo, arrestato in seguito alla rissa.
Inviando quell’sms gli amici non potevano immaginare di invitare “Brutti brutti” all’appuntamento con una lama di coltello. Che avrebbe impedito al suo cuore grande di continuare a battere, soprattutto per loro.

Lascia un commento