Morire di fame a sedici mesi (VISTO, gennaio 2005)

di Antonio Murzio
BARI, gennaio 2005 – L’unica foto esistente di Eleonora, sedici mesi appena, morta di fame e stenti a Bari nel 2005, è sul display del telefono cellulare di un ragazzo che opera in una associazione di volontariato, e risale a qualche mese fa.
L’unica immagine che rimarrà di Eleonora è invece impressa, e lo sarà per sempre – nella mente di chi ha cercato di prestare i primi soccorsi, come Pasquale Fittipaldi, infermiere e vicino di casa, che inutilmente ha tentato di rianimarla. L’immagine è quella un corpicino pelle e ossa, di cinque chili appena, poco più del peso di un neonato e metà di quello di un qualsiasi bambino di un anno e mezzo, al quale da almeno due mesi nessuno si preoccupava di dare da mangiare né da bere. “Una immagine che nella mia vita pensavo avrei visto solo nei documentari sul campo di concentramento di Auschwitz”, ha detto il pm Emanuele De Maria, che ha disposto l’arresto per la madre della bambina e il suo convivente.
Nel cubicolo di cemento delle case popolari di Enziteto, quartiere a nord di Bari, Francesca Scannicchio, 23 anni, e Armando Morisco, 43 anni, due vite allo sbando tra droga, prostituzione, qualche rapina e alcuni anni in carcere, avevano occupato abusivamente dei locali a pianterreno. In quelle stanze, dove l’unico segno della presenza di bambini è un fasciatoio all’ingresso e un pezzo di triciclo in plastica, su due materassi sfondati e luridi, senza lenzuola e senza coperte, dormivano sei persone. Due adulti e quattro bambini. “Il sacrificio di Eleonora - commenta una signora - almeno è servito a salvare altre vite”.
Il fratellino e la sorellina maggiore della piccola hanno sul collo e sul viso segni di graffi. Insieme all’altra sorellina, di quattro mesi appena, prima di essere avviati verso una comunità protetta, sono rimasti un giorno sotto osservazione presso lo stesso ospedale dove la corsa disperata dell’ambulanza che trasportava Eleonora si era conclusa a sirene spente. Fisicamente stanno bene, alla psicologa che li ha assistiti, i più grandicelli, di quattro e due anni, hanno detto che “è più bello stare con la dottoressa che con la mamma”. Tutti sono arrivati senza vestiti, “il maschietto - racconta l’ispettore di polizia che comandava la pattuglia intervenuta sul posto quel venerdì “aveva la gomma delle scarpe attaccata ai piedi, perché non aveva calze”.
Perché, se gli altri bambini ricevevano regolarmente da mangiare, Eleonora è stata lasciata morire di fame e sete, e sul suo corpo il medico che ha eseguito l’autopsia ha trovato tracce di vecchie fratture al braccio mai curate?
La spiegazione, se può esistere una spiegazione a quello che è accaduto, è in una sorta di selezione praticata dai due mostri di Enziteto: “Tra i quattro bambini, Eleonora era l’unica a non avere un padre certo. Era il frutto di un rapporto occasionale della madre con un cliente in un periodo in cui si prostituiva a Bologna. E anche se legalmente riconosciuta dal padre dei primi due bambini ed ex marito della donna, forse nella mente contorta dei due conviventi la piccola non poteva accampare gli stessi diritti degli altri. Soprattutto dellultima bambina, quella di quattro mesi, unica figlia della coppia ora in carcere”, dice Leopoldo Testa, funzionario della Squadra Mobile.
Ma Eleonora, nei pochi mesi del suo passaggio sulla terra, non ha goduto di nessun diritto. Le spettava quello di vivere. Non glielo hanno concesso la mamma e il suo uomo, che uscendo per andare a fare il parcheggiatore abusivo alla stazione centrale di Bari, chiudeva i bambini in casa, serrando la porta con un lucchetto la cui chiave pendeva beffardamente e sinistramente da un ciuccio.
Le spettava il diritto di essere difesa. La superficialità degli assistenti sociali, che avrebbero potuto chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per entrare in casa dopo che per tre volte la donna si era rifiutata di aprire la porta fingendo di non esserci, le ha negato anche quello.
Aveva il diritto di essere aiutata. Ma accanto alla sua abitazione gli avventori di una enoteca hanno tranquillamente continuato a bere birra, così come le vicine a parlarsi dai ballatoi, in un dialetto che già per gente del posto a volte diventa difficile da comprendere. Allora il suo pianto sembrava non riguardarli, in ossequio alla legge dell’omertà che regna su un quartiere dove per polizia e carabinieri è impossibile arrivare di sorpresa. Ora, dopo la tragedia, ognuno cerca di raccontare il suo pezzo di verità aspirando al ruolo di giustiziere. Sarebbe bastato che qualcuno avesse svolto quello di cittadino. Eleonora aveva il diritto, come tanti abitanti perbene di Enziteto, di far parte di una città. Invece, uno scriteriato piano regolatore li ha relegati a vivere in una zona senza servizi che con il resto di Bari non ha nulla da spartire. Tranne in periodi elettorali: di qui partì simbolicamente nella primavera scorsa “l’onda Emiliano”, la campagna dell’attuale sindaco Michele Emiliano, ex magistrato antimafia. Qui, in un venerdì di gennaio, lo tsunami della vergogna ha fatto in modo che una bambina di sedici mesi morisse di fame e stenti. A Bari, Italia, nel 2005.

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