Padre Cipriano: 52 anni di lotta a Satana

San Severo (Foggia), giugno – Alla ripresa delle udienze per il processo ai cinque adepti delle “Bestie di Satana”, accusati degli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino e Fabio Tollis, Padre Cipriano De Meo non sarà sul banco dei testimoni. La presenza dell’ottantunenne frate cappuccino, che vive in un convento di San Severo, in provincia di Foggia, era stata richiesta dall’avvocato Guglielmo Gulotta, difensore di Eros Monterosso, uno dei cinque appartenenti alla setta. Ai giudici della Corte di Assise di Busto Arsizio, dove si svolge il processo, il legale aveva proposto il nome del frate, giustificando così la sua richiesta: «La lista testimoni del pubblico ministero trasuda diavolo da tutte le parti: ci vuole quindi un esorcista che rimetta le cose a posto». E aveva fatto il nome di padre Cipriano. Perché proprio lui? Perché padre Cipriano De Meo è l’esorcista italiano con la più lunga esperienza. Tutto cominciò il sette dicembre di cinquantadue anni fa. Mentre giocava a pallone con i suoi allievi nel convento in provincia di Avellino dove dirigeva il seminario, sentì bussare alla porta. Andò ad aprire e si trovò dinanzi tre persone, due uomini e una donna. Erano malmessi, non parlavano, la donna lo guardava in modo strano. Chiese ai tre se avessero bisogno di mangiare ma ancora nessuna risposta. Per rompere il loro lungo silenzio, chiese allora alla donna il suo nome. “Gridando con voce da maschio e saltando, lei gridò: “Sono il diavolo!”. Allora io le strinsi la mano e risposi: “Piacere, sono frate Cipriano”.Il cappuccino ricorda così il suo primo incontro con il demonio. Lo fa con Visto nel convento di San Severo, città dove ogni mercoledì combatte la sua battaglia contro il maligno nella piccola chiesa di San Matteo, poco lontano dal cimitero. A differenza di altri esorcisti, lui non ama apparire e l’unica volta che accettò di partecipare alcuni anni fa a “Domenica in”, in collegamento da Serracapriola, il piccolo comune del foggiano dove è nato, “il diavolo si manifestò con una interruzione di corrente”, spiega il frate, serio ma con il sorriso sulle labbra di chi ha un conto aperto con un nemico che è convinto, sempre e comunque, di poter battere.
Il suo coinvolgimento nel processo alle “Bestie di Satana” lo ha appreso dai telegiornali, ma nessun contatto è stato avviato, né prima né dopo, dall’avvocato che aveva richiesto la sua presenza in aula a Busto Arsizio.
Dove padre Cipriano, se glielo avessero chiesto ufficialmente, si sarebbe anche presentato. Ma non per praticare esorcismi. Solo per ribadire quello che dice nei numerosi incontri che ha con i giovani: “Attenzione a certi tipi di musica che spesso nascondono un inno a Satana, frequentate la chiesa e coltivate lo spirito pregando più spesso”. Perché cinquantadue anni di lotta ai demoni hanno reso padre De Meo anche molto pratico: “Una volta una signora mi ha detto che non credeva più nell’esistenza di Dio perché aveva perso il figlio in un incidente, ma quella è la vita, che ci vuoi fare?”, sospira mentre sorseggia un decaffeinato al bar.
Nel suo lungo apostolato di esorcista ne ha viste così tante che adesso alcune delle battaglie più lunghe e difficili contro il diavolo ha deciso di raccontarle in un libro: “Sono quattrocento pagine - anticipa a Visto - e dopo una prima parte teologica, c’è la parte annedotica”. Dove racconta di contadine analfabete possedute da Satana che, con disinvoltura, disquisiscono di filosofia e teologia, “da meritare 30 e lode”, dice, lui che la sua formazione da esorcista, da autodidatta, ha cominciato a costruirsela su testi del 1600.
Ma come si fa a distinguere i casi di persone possedute dal demonio da quelli di persone che hanno un disturbo che un bravo specialista in neuropsichiatria potrebbe curare? “Innanzitutto  – spiega padre Cipriano, che da cinque anni ha voluto un corso per sacerdoti aspiranti esorcisti proprio nel convento di cappuccini del suo paese natale “bisogna ricordare che per la Chiesa chi può praticare gli esorcismi sono i vescovi e persone da loro direttamente incaricate.” “In passato - prosegue il frate - quando c’era un caso dubbio si faceva l’esorcismo e gli si attribuiva anche valore terapeutico. Con il nuovo rituale (gli esorcismi sono regolamentati da un apposito rituale pubblicato dalla Curia romana e da alcuni articoli del codice di Diritto canonico, n.d.r.) c’è il divieto di fare l’esorcismo se non si è certi della presenza del demonio. Per cui mi servo di alcune preghiere per vedere se c’è l’azione del Maligno o meno. Comincio col segno della croce, l’imposizione delle mani sulla testa e una preghiera alla Madonna”.
Per uniformare le pratiche, padre Cipriano è stato anche tra i promotori di un’associazione internazionale di esorcisti: gli italiani sono i componenti più numerosi, perché all’estero, secondo il cappuccino, “la pastorale esorcistica non è molto curata”. Sarà per questo che al mercoledì mattino dinanzi alla chiesetta di San Matteo, già dalle prime ore dell’alba, spesso il tedesco o lo spagnolo si mescolano ai dialetti delle varie zone dell’Italia. Per essere ammessi al cospetto del frate esorcista, avverte un sito internet, è indispensabile prendere il numero. A mantenere l’ordine ci pensano una decina di amici fidati del monaco, gli stessi che poi pregano per il posseduto durante il rito.
Viene allora da chiedere al padre: Ma gli esorcismi che si vedono nei film rappresentano quel che realmente accade? Cipriano, sempre sorridendo, risponde: “Molto lontanamente, quel che accade in realtà è molto peggio, io conservo sotto spirito alcune delle cose che gli esorcizzati mi hanno vomitato addosso, non sono oggetti ma parti organiche estranee al corpo che le ha espulse”. E l’aggressività di un indemoniato? Il frate allora mostra al fotografo il rosario che gli pende dalla vita e spiega al cronista: “Sapessi quanto me ne hanno strappati, pensa che questo l’ho fatto realizzare apposta di un materiale il più resistente possibile”.
La cosa più difficile per un esorcista è l’individuazione del demone che si è impossessato della vittima: “I demoni sono tanti, tutti molto furbi. Cosa li infastidisce di più? Quando gli ricordo che anche loro sono strumenti attraverso i quali Dio conferma, con la loro sconfitta, la sua onnipotenza”.
A volte le battaglie di padre Cipriano durano anni. Per scacciare il demonio da una ragazza lucana ne ha impiegati dieci. La sua segreteria telefonica, intanto, è sempre attiva, mentre lui risponde al telefono solo a tarda sera. Ai suoi esorcismi è possibile assistere. Basta avere molta fede ma soprattutto “stomaco e coraggio”: “Per una suora una volta abbiamo dovuto chiamare un’ambulanza”, racconta il frate. Che alla domanda “Ma lei ha mai avuto paura?”, secco e deciso risponde: “No!”, mentre una luce quasi innaturale gli brilla negli occhi.
Antonio Murzio

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