di Antonio Murzio
Lizzano (Taranto) – Le lucine colorate corrono ad intermittenza sull’albero di Natale nel soggiorno di casa Zecca. Il loro spegnersi e subito riaccendersi sembra quasi la rappresentazione dello stato d’animo di Mimmo, sedici anni, e dei suoi genitori: al buio della notte, al rumore di lamiere, allo strazio di un braccio staccatosi di netto nell’incidente tra due treni la notte del 2 dicembre, ecco seguire finalmente un po’ di serenità e buonumore.
Complice forse una misteriosa Valentina, ventiquattrenne ex modella torinese, vittima anche lei di un incidente in cui ha perduto un braccio, che ha scritto una lettera allo sfortunato adolescente: “Fatti coraggio, la vita continua”, accompagnandola con una foto in cui è ritratta sorridente con la protesi impiantatale a Budrio, vicino Bologna.
“Non le ho ancora risposto – dice Mimmo – mentre armeggia vicino allo stereo per ascoltare la musica di Vasco Rossi, uno dei suoi idoli, “conto di inviarle una e-mail”.
Sotto l’albero di Natale, però, Mimmo vorrebbe trovare un regalo particolare e affida a Visto la missione di consegnare il messaggio. Destinatario Gianluigi Buffon, il portierone della Juventus.
“Il mio sogno sarebbe quello di conoscerlo – confida il ragazzo, mentre ci conduce nella sua cameretta che ha davvero poco da invidiare ad uno Juve club.
“Per ora – continua a parlare accendendo il computer – mi accontento di questo”. E mostra sullo schermo un autografo del numero uno juventino, scaricato da internet insieme ad un centinaio di foto di altri calciatori della Vecchia Signora, prelevate da vari siti del tifo bianconero.
“Juventus e informatica sono state sempre le sue due passioni”, interviene il padre Giovanni, 45 anni, operaio edile a Bologna.
Su quel treno Mimmo c’era salito proprio diretto nel capoluogo emiliano insieme alla mamma Annunziata, bracciante agricola, e alla fidanzata di suo fratello Pasquale.
Il 3 dicembre per la famiglia Zecca avrebbe dovuto essere un giorno di gran festa: il giuramento di Pasquale, militare volontario nell’esercito, l’anniversario di matrimonio dei due genitori (il ventunesimo), il festeggiamento dei sedici anni di Mimmo, compiuti solo qualche giorno prima.
Il destino, però, si è messo di traverso, aiutato dalla negligenza umana (l’inchiesta in corso ha appurato che alla guida del convoglio merci piombato addosso all’Espresso 910 Reggio Calabria – Torino c’era un aspirante macchinista) e dalla vergogna di un binario che da decenni corre solitario, nonostante le proteste, a collegare la punta d’Italia alle regioni adriatiche. E così Mimmo, nel giorno che avrebbe dovuto essere di gioia, si è ritrovato col dolore, non solo fisico, di una amputazione, in una sala operatoria dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Taranto. Dove i medici non hanno potuto riattaccare il braccio maciullato, recuperato nel buio nei momenti concitati dei primi soccorsi, proprio dalla mamma. Lei l’ha visto volare fuori dal finestrino, lei lo ha riconosciuto grazie al colore del maglione che il ragazzo indossava, lei lo ha indicato ad un soccorritore che ha prelevato l’arto distaccatosi. Gridando con quanta più voce aveva in corpo, nonostante le contusioni alla testa e al collo che l’incidente le avevano provocato.
“La vita continua” – sorride amaro Giovanni Zecca – che per lavorare ha dovuto trasferirsi da quattro anni a Bologna e ogni settimana torna in treno nel suo paese -, “per ora Mimmo non sta andando a scuola, l’anno prossimo si vedrà”.
Il ragazzo frequenta il terzo anno di un istituto tecnico ad indirizzo informatico in un paese vicino Lizzano. Dal letto d’ospedale aveva detto di voler abbandonare la scuola. Perdere il braccio sinistro, per lui che è nato mancino, gli era sembrata l’ulteriore beffa di un destino cinico.
“Tornare a casa, ritrovare le sue cose, lo ha certamente aiutato – dice la signora Zecca.
Mimmo, dal canto suo, insiste. Vuole essere certo della promessa: “Davvero proverete a farmi avere l’autografo del mitico Buffon?”.
A sedici anni un incidente può anche privarti di un braccio. Certo, non del diritto di vivere e sognare.
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