Suor Cristina, filo diretto con il Papa (OGGI)

di Antonio Murzio

Angri (Salerno), giugno
Suor Maria Cristina Marinelli ha pianto ancora. Ma almeno questa volta le sue non sono state lacrime di dolore per un male incurabile che ormai la costringe su una sedia a rotelle. La religiosa, 44 anni, origini pugliesi, nella sua cella del convento delle Battistine, ha pianto come una bambina quando ha ricevuto il regalo più bello ed inaspettato che potesse arrivarle: una telefonata di papa Benedetto XVI. Il Santo Padre le parlava dal cellulare che Emilio Testa, un grande amico di suor Maria Cristina, era riuscito a passare al Pontefice durante l’udienza generale di mercoledì 15 giugno, infrangendo il rigido protocollo vaticano che impone telefonini spenti alla presenza del Papa.
Ma Emilio Testa, prossimo ai cinquanta, disabile dall’età di diciassette anni dopo un tuffo fatale in piscina, ad Angri è conosciuto da sempre per la sua determinazione e la sua forza d’animo. Moglie e due figli, è stato per quattordici anni assessore comunale ai servizi sociali ed ancora oggi è consigliere comunale. La sua immagine mentre passa il telefonino a Papa Ratzinger passerà alla storia: le riprese televisive hanno fatto il giro del mondo e, dopo la sua sortita, è sicuro che d’ora in poi in Vaticano saranno intensificati i controlli per evitare il moltiplicarsi di fedeli che cercano di passare chiamate al successore di Giovanni Paolo II.
Il giorno dopo, Emilio si è recato a trovare suor Maria Cristina, ancora a letto con una febbre molto alta che la sta debilitando più dei cicli di chemioterapia a cui periodicamente deve sottoporsi.
“Certo che abbiamo combinato un macello, ci siamo detti ridendo”" racconta Testa, mentre per le strade di Angri gli piovono letteralmente addosso baci e complimenti dalle signore che l’hanno visto in tv.
“A causa della febbre Maria Cristina non ha potuto essere con noi a Roma dal Santo Padre. Allora, prima di partire, le ho promesso che quando saremmo stati al cospetto del Pontefice, l’avrei chiamata sul suo cellulare per farle ascoltare le parole del Papa. Gesto premeditato quello di passare il mio telefonino a Benedetto XVI? Assolutamente no -, prosegue divertito il suo racconto Testa, che continua: “L’idea mi è venuta sul momento, proprio quando la sicurezza vaticana ci ha imposto di spegnere i telefonini. Senza chiudere la conversazione con Maria Cristina, ho lasciato cadere sulle mie gambe l’apparecchio e quando sono arrivato vicino al Papa gli ho detto di una suora malata che non era potuta venire con noi. Nel momento in cui Benedetto XVI mi ha pregato di salutarla, ho colto l’occasione per dirgli che era in linea in quel momento, e ho detto al Santo Padre: “Santità, c’è una suora molto malata che aveva espresso il desiderio di incontrarla, ora è all’altro capo del telefono, vuole che gliela passi? Il Papa mi ha sorriso, ha preso il mio cellulare e ha cominciato a parlare”.
Emilio, che non potrà mai più dimenticare il momento in cui la sicurezza cercava senza successo di spostare la sua carrozzina, che lui aveva reso inamovibile grazie al trucco dell’innesto del blocco meccanico di cui la sua sedia a rotelle è dotata, ricorda una per una le parole del Santo Padre: “Ciao, suor Cristina - ha detto Papa Ratzinger - mi è dispiaciuto tanto sapere che non stai bene. So che saresti voluta venire anche tu qui oggi. Io pregherò per te e ti ricorderò continuamente nelle mie preghiere, sapendo quanto stai soffrendo. Ti benedico, stai tranquilla nel nome del Signore”.
Nella piccola cella del convento di Angri, a quel punto, sul suo letto, suor Maria Cristina ha cominciato a piangere di gioia ed emozione.
Dietro il suo fisico, reso ancor più minuto dalla devastazione del cancro, però, continua a battere il cuore forte di una religiosa che ha speso tutta la sua esistenza per gli altri, soprattutto i più deboli.
Suor Marinelli è, infatti, presidente della sezione angriese di una associazione, “Granello di senape”, che si occupa, attraverso un consultorio familiare, soprattutto di sostegno a ragazze madri e di assistenza alle immigrate con il progetto “Multicolored”, in una zona, quella dell’agro nocerino-sarnese che vede la presenza di numerose donne extracomunitarie impegnate nei campi. Il giorno dopo il bellissimo regalo che Emilio Testa le ha fatto ha giusto la forza per raccontare con voce flebile per telefono la sua esperienza unica: “Pensavo di sognare ad occhi aperti. Poi, mentre il Papa parlava ho riconosciuto la voce, con la sua inflessione tedesca e ho pensato: ma guarda Dio come è capace di guidare gli uomini”.
“Sono convinta – dice suor Maria Cristina, ancora febbricitante – che è stato un segno improvviso della potenza di Dio che ha voluto mostrare come anche un telefonino, nella apparente banalità dell’uso quotidiano, può diventare uno strumento di speranza. Dio non abbandona mai gli uomini, anche nella dura sofferenza.”  Meno che mai proprio lei, una persona che ha sempre avuto una parola di conforto per tutti e che spiegava ai ragazzi della sua associazione che ci sono momenti nella vita in cui ci si trova di fronte a delle situazioni davvero difficili, a dei problemi che appaiono insormontabili e che non è facile superare senza l’aiuto di qualcuno che possa dare un consiglio da esperto o che è semplicemente disposto ad ascoltare. Per chi vive un disagio, tuttavia, non è sempre facile chiedere aiuto e così nel suo smarrimento finisce con il cercare lontano risposte che potrebbe trovare a portata di mano”.
Suor Maria Cristina è sempre stata, nella sua opera quotidiana, quanto di più lontano di possa immaginare dallo stereotipo di suora. Dall’8 novembre al 13 dicembre 2004 aveva promosso con il “Granello di senape” il progetto “Essere se stessi per essere”. Durante gli incontri aveva parlato ai ragazzi di corpo, di contraccezione, di amore, di malattie sessualmente trasmesse.
“Molti degli adolescenti che vi presero parte”, raccontano Rossella Grimaldi e Antonella Giacomaniello, due studentesse liceali, “alla fine di quell’esperienza dissero che grazie a quanto avevano appreso non avrebbero fatto più scelte sbagliate”. Grazie alle parole di suor Maria Cristina, una suora eccezionale alla quale è stato riservato l’eccezionale regalo di un papa che nel bel mezzo di un’udienza generale, sul suo cellulare la saluta, come si fa tra amici.

Lascia una Risposta